"Se non mi ha visto nessuno, io sono davvero qui? E se non sono qui, allora da dove provengono tutti questi sogni, sempre che di sogni veramente si tratti?" (Pynchon)

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venerdì 24 settembre 2010

Il nuovo sito!

Volevo avvisare tutti gli utenti che il blog di Recensioni di Libri si è spostato sul nuovo sito

www.Libro-Mania.com

per cui tutti i nuovi aggiornamenti non li troverete più qui ma sul nuovo aggiornatissimo e sfavillante sito!
Venite a trovarci!
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mercoledì 14 luglio 2010

"Black Russian" - Massimiliano Ferraro

Londra, 2006. La notizia dell’avvelenamento della ex spia russa Aleksandr Litvinenko fa il giro del mondo qualche mese dopo la morte della giornalista Anna Politkovskaya. Il clima attorno all’ex Unione Sovietica è teso.
Un agente del Sisde, operante fuori campo nella capitale Britannica, viene richiamato in patria per indagare sulle ultime parole lasciategli da un contatto poco prima di morire: Danis Woronzov. Chi è costui? Il suo assassino? Un ex spia del KGB? E che cosa c‘entra il suo nome con Dignità e Onore, l’organizzazione filo presidenziale che attenta in ogni modo a tutti i nemici dell’attuale presidente russo?
Toccherà all’Italiano sciogliere la matassa, viaggiando tra la bella Napoli (dove troverà un amico nel simpatico ufficiale della Digos Astutillo Mariello), l’Albania, fino ad arrivare nella gelida Murmansk, dove lo attende la fatale resa dei conti. Ma il suo lavoro scotta, e a farne le spese sarà lui stesso, che dovrà lottare anche contro coloro che lo hanno assoldato…
Massimiliano Ferraro esordisce con questa spy story in stile James Bond senza lasciare nulla al caso e dosando in giusta misura tutti gli ingredienti necessari. La trama funziona – anche se forse lascia poco di nuovo nel trito e ritrito mondo dello spionaggio – e i personaggi nascondono sottovoce qualche tratto ben definito ed indimenticabile: basti pensare al simpatico Mariello, contatto napoletano del nostro eroe, che in un certo senso spezza i canoni del classico agente di polizia tutto d’un pezzo per sostituirli con tratti simpatici e assolutamente caratteristici. Forse si può pensare che la leggerezza di Mariello stoni un poco con i toni seriosi della spia che-rischia-la-vita-ogni-giorno, ma la sua presenza ci fa anche sorridere quel tanto che basta per andare avanti nella lettura. Ferraro, dopotutto, sa quello che scrive: la sua conoscenza del tema è profonda, e la cosa si nota quasi subito. L’autore riesce infatti ad intrecciare fatti realmente accaduti che il pubblico ben conosce con espedienti da fiction che collimano con precisione, e nel farlo ci diverte dannatamente bene. E‘ proprio questo il punto a suo favore (in fin dei conti Ferraro non è né Clancy né Ludlum, e tantomeno vuole esserlo): la trama scivola quasi in secondo piano, diventa un orpello, e ciò che ci fa andare avanti nella lettura è proprio il divertimento con il quale l’autore ci spinge a cambiare ambientazione, passando da Napoli a Torino, dall’Albania alla Russia, da scontri a ferro e fuoco per le strade di Ivrea fino a pericolose missioni nei fondali marini, il tutto ritmato dal gusto dolciastro di un Black Russian, famoso cocktail a base di vodka e caffè che nasconde il sapore della Russia.
C’è un po’ di tutto qua dentro, e va bene così. Un po’ di tutto sapientemente condensato in un piccolo libricino di poco più di 200 pagine, che sa quasi di sorbetto al limone tra un pasto e l’altro. O forse, più che un sorbetto, il romanzo ha il sapore di un Black Russian da godersi tranquillamente dopo cena.

Sogno Edizioni
13,50 euro
226 pagine

Recensione a cura di Massimo Piana

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lunedì 28 giugno 2010

"Il gioco beffardo del destino" - Arianna e Selena Mannella

Una sera Andrea lascia la propria casa per assistere all’avvistamento di una cometa, sottovaluta però il ricatto di cui è vittima da alcuni giorni, sottovaluta quei trafficanti di opere d’arte che lo pedinano, lo minacciano di morte. Un errore che non avrebbe dovuto fare; Andrea, il protagonista, trascura anche il potere che esercitano le stelle, la presunta “sventura”che si portano dietro, anche questo è un altro grave errore che non avrebbe dovuto commettere. Ad attenderlo in quella nuova mattina troverà una Parma a lui sconosciuta, una casa disabitata che fino a poche ore prima era la Sua casa, dove sua moglie Sara lo attendeva. Si intrecciano alla vita di Andrea altri personaggi utili alla trama, un’amica, che cercherà di aiutarlo ad uscire dal complicato labirinto nel quale si è perso, un agente del R.i.s. che porterà avanti parallelamente delle indagini e un assassino, cui dare la caccia. Il romanzo racconta la storia sconvolgente di Andrea, un uomo come tanti che ricalca i passi dei suoi simili che si trovano al posto sbagliato nel momento sbagliato. La pace e la tranquillità che arricchivano la sua vita si sono dissipate coma la nebbia alle prime luci del mattino e il suo cammino disperato, lo porterà inevitabilmente incontro al Suo destino. Che ne è stato di Sara? È possibile che Andrea abbia commesso l’omicidio della propria moglie senza averne memoria?
Con una scrittura inconfondibile le due gemelle Mannella ci regalano il loro secondo romanzo, un noir dai ritmi serrati e una suspence che terrà incollati fino all’ultima pagina. Un escalation di sensazioni, incontri e colpi di scena similari al progredire di una trama delle migliori pellicole cinematografiche, regala quella giusta dose di bizzarria che implementa la costruzione del plot narrativo. Temi attuali trattati con originalità e dinamismo offrono riflessioni importanti sulla vita e le sue dinamiche. Un romanzo definito da LA STAMPA:”un noir davvero originale piacevolmente arricchito dalla complicità di due gemelle che scrivono a quattro mani”.
È possibile viaggiare nel tempo? Questi e tanti altri quesiti cercheranno di trovare una risposta nella forsennata ricerca di Andrea di arrivare alla verità, quando la realtà sembra superare la fantasia.
Arianna e Selena Mannella sono autrici di “tra di noi, il mare” edito da Albatros edizioni (Napoli) con il quale hanno vinto il premio Letterario Internazionale Albatros ’08. Romanzo che ha riscosso un buon successo di pubblico e che ha convinto critici e appassionati di lettura tanto da indurre la casa editrice a non venderne i diritti ed essere lei stessa la promotrice di questa preziosa “opera prima” tradotta per il pubblico americano. Le due gemelle collaborano attivamente alla rivista mensile Albatros Magazine per la quale intervistano personaggi dello spettacolo. I loro romanzi sono stati pubblicati senza alcun compenso all’editore.

Recensione a cura delle Gemelle Mannella

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lunedì 21 giugno 2010

"Shining" - Stephen King

L’Overlook è un grosso e imponente albergo che si staglia in mezzo alle Rocky Mountains del Nevada. Hotel di lusso, ritrovo dell’America bene e meno bene ma comunque facoltosa, l’albergo apre i battenti ai primi di Marzo e li chiude a fine estate, quando la neve e le temperature glaciali lo obbligano a chiudere per la stagione.
Jack Torrance, scrittore e uomo fallito con un passato burrascoso incline all’alcool e alla violenza, trova lavoro come custode dell’albergo durante il periodo invernale: insieme alla moglie Wendy e al figlio Danny, si trasferisce all’Overlook e lì vi passerà l’intera stagione isolato dal resto del mondo.
Eppure, come in ogni libro di King che si rispetti, l’aria che aleggia attorno all’albergo non è delle più rosee. Il primo ad accorgersene è proprio Danny, ragazzino di 5 anni che grazie ad uno strano potere che in pochi hanno (il luccichio, o shining se preferite) è in grado d percepire l’aurea malvagia che circonda l’imponente costruzione.
Armato solo delle proprie paure e delle promesse di un vecchio cuoco di colore, Danny inizia a captare presenze demoniache all’interno dell’albergo: cadaveri decomposti immersi nelle vasche da bagno, macchie di sangue sui muri e quant’altro in pure stile del Re. Ma, se da un lato il piccolo ragazzo e la madre percepiscono il pericolo e tentano di respingerlo, Jack Torrance ne rimarrà al contrario affascinato, e senza accorgersene inizierà a diventare anch’egli parte dei delitti e della girandola di fantasmi e presenze che attanaglia l’albergo. Il suo nuovo padrone – l’Overlook - lo guiderà contro la sua stessa famiglia, in un turbine di follia che cresce allo scoccare di ogni ora, fino all’arrivo della mezzanotte...

Stephen King ci presenta uno dei suoi libri più riusciti. Come chi legge i suoi romanzi ben sa, l’albergo malefico che sovrasta le paure dei protagonisti è solamente un espediente. King racchiude i suoi personaggi in un tugurio di lusso, immenso al punto giusto da poter nascondere ogni sorta di tranello eppure piccolo e claustrofobico tanto da rendere la fuga verso il mondo impossibile. Qui da vita alla storia, una storia in cui le paure così normali della gente prendono vita e si mischiano a quel tocco di soprannaturale che fa da ciliegina sulla torta (sì, è vero, i fantasmi sono roba vecchia, ma come te li mette sul piatto King è tutt’altra storia). Ciò che infatti rende il romanzo così terrificante è proprio la normalità che c’è dietro: la moglie debole, il figlio indifeso, e l’unico uomo della casa che perde la ragione e inizia a luccicare di follia. Ecco l’ingrediente che funziona. Più la storia ci sembra reale, più la storia ci sembra vicina, più per noi diventa terrificante. E’ una regola aurea per chi scrive horror, e King è stato uno dei primi a buttarla nero su bianco e a chiedersi: vediamo se funziona. Bè, considerando anche l’anno di pubblicazione (siamo nel 1977) sì, funziona.
E anche la sottotrama che sta dietro al romanzo, pur palesando limiti prettamente strumentali, in un certo senso cammina da sola: l’albergo che vive di vita propria, i delitti che vi sono stati perpetrati e le storie dei vari personaggi non brillano forse per originalità, ma di certo hanno una particolare corposità che è innegabile. Lo scotto da pagare è forse la lentezza della prima parte del libro, che obiettivamente si muove in maniera quasi monotona almeno per le prime 200 pagine, ma che si dispiega egregiamente sul finale.
Insomma, alla fine della lettura ci si sente pieni, e nonostante i temi del libro non ricalchino questioni troppo profonde (forse l’unico degno di nota è il rapporto padre-figlio-madre che si instaura per quasi tutto il romanzo) ciò che più conta è che la storia non ci lascia con domande irrisolte. Tutto quadra. Il marchingegno ingrana. Questo è l’importante.
Dopotutto, di fiction stiamo parlando.

Editore Bompiani
Prezzo 9,20 euro
Pagine 432

Recensione a cura di Massimo Piana

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giovedì 10 giugno 2010

"Uomini che odiano le donne" - Stieg Larsson

Un best seller fenomenale. Più di 30 milioni di copie vendute. Stieg Larsson, deceduto purtroppo nel 2004, prima che la sua trilogia diventasse oggetto di culto, ha fatto nascere una piccola saga che ha catturato milioni e milioni di lettori.
Ma andiamola ad analizzarla da più vicino.

Il primo episodio della sua trilogia Millennium è Uomini che odiano le donne.
Si intrecciano due storie. Due personaggi che inizialmente sembrano non c'entrare nulla l'uno con l'altro.
Mikael Blomkvist, giornalista, uomo affascinante, sulla quarantina. E' appena stato accusato di diffamazione per colpa di un articolo che si era verificato un buco nell'acqua.
Lisbeth Salander, una ragazza giovane che sembra avere dei seri problemi mentali e sociali. Non parla con nessuno, veste strano e non viene vista di buon occhio da nessuno. Lavora presso una agenzia di sicurezza, la Milton Security. Nel fare le indagini sì che è brava. Ha i suoi mezzi.
E poi, subentrando dopo, un vecchio, Henrik Vanger. Ogni anno riceve un fiore essiccato per il suo compleanno. Ogni anno da quando sua nipote Harriet è scomparsa. Chi è a mandarglielo?
Ma cosa hanno in comune queste tre persone? Sarà Stieg Larsson a spiegarcelo.
C'è un mistero da risolvere e ognuno ci metterà la sua parte.
Personaggi caratterizzati molto bene, talmente tanto che si finisce per amarli. Sono credibili, naturali, problematici e sinceri.
E anche se si parte un po' in sordina, con pagine forse troppo didascalica e a volte poco interessanti, poi si entra nel vivo dell'azione.
Si inizia a conoscere la vita privata dei protagonisti del libro, la loro psicologia, i loro modi di fare e di dire. Lisbeth così introversa e problematica. Mikael invece sicuro di sé e donnaiolo.
E se quando si parla della loro qutodianeità tutto fila liscio e si va avanti con molta facilità e tutto sembra reale, qualche intoppo lo si trova con l'inizio del mistero da risolvere.

Scoprire che fine ha fatto Harriet.
Il puzzle è non poco complicato e il modo in cui i due nostri amici ci arrivano e a volte geniale e divertente ma, per colpa dello stile narrativo sempre piatto e poco ritmato, i colpi di scena non sono così enfatizzati. Non c'è un cambio di stile e di ritmo tra un dialogo o una sparatoria o una scoperta importante. E' sempre tutto sullo stesso piano e a volte anche macchinoso. Non ci si appassiona più di tanto del mistero. Non siamo partecipi.
Per questo riescono più piacevoli i momenti in cui lo scrittore ci racconta del giornale di Mikael, dei problemi di Lisbeth col suo tutore, i momenti in cui i personaggi prendono forma.
Il mistero centrale del libro passa per ciò quasi in secondo piano.
La scrittura in compenso è scorrevole e il libro sembra scivolarvi dalle mani per quanto sia fluido.
Concludendo possiamo dire che è molto scorrevole e piacevole ma non ci si deve aspettare più di tanto dalla trama. Una lettura da spiaggia, molto commerciale.
Forse è stato un po' sopravvalutato, dal momento che in quanto a misteri e casi da risolvere non c'è nulla di nuovo. Una freccia però va scoccata a favore dei personaggi che riescono a mantenere vivo l'interesse del lettore per tutto il libro.
Ci si sarebbe aspettato anche un po' di più dallo stile, che non sembra addirsi proprio a un giallo. Mancano picchi di suspance.
Sicuramente meglio la prima metà del libro dell'ultima.
Se questa estate volete leggervi qualche cosa di piacevole allora non farete una brutta scelta se ripiegherete su Uomini che odiano le donne, ma se avete qualche altra idea in mente, beh, pensateci bene allora.

Editore Marsilio
Prezzo 21,50 euro
Pagine 688

Recensione a cura di lollo92

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mercoledì 2 giugno 2010

"Il signore degli anelli" - John R.R. Tolkien

Un anello.
Basta un anello nella mitica fiaba di Tolkien, che viaggia tra il fantasy e lo storico, per sconvolgere il mondo e portare la paura e il male in ogni dove.
Terra di Mezzo. Terza Era. Frodo è un piccolo uomo (un hobbit, nel gergo Tolkiano) che passa i suoi giorni spensierati nella Contea, dove birra e cibo abbondano indisturbati. Suo malgrado e senza saperne nulla, viene in possesso di un anello misterioso che attira a sé le forze del male. E’ grazie a Gandalf, un amico stregone incline al vagabondaggio, che Frodo viene a conoscere gli spaventosi poteri dell’anello, e solo allora deciderà di partire verso il monte in cui è stato forgiato per distruggerlo definitivamente. “E’ l’anello del male, l’anello di Sauron” lo avverte il vecchio mago con voce tremante, e così ha inizio l’avventurosa epopea che porta il piccolo eroe – il mezz’uomo, tanto per usare il gergo del romanzo – a vagare per l’intero mondo Tolkiano (la Terra di Mezzo, appunto) fino a raggiungere il Monte Fato e procedere alla sua distruzione. Lungo il suo cammino, irto e assolutamente non facile, Frodo incontrerà molti compagni d’avventure, partendo dagli hobbit come lui (il fedele Sam Gamgee, gli amici Merry e Pipino fino all’ambiguo Gollum) fino ad incontrare esemplari di ogni razza esistente: Umani, Elfi, Nani, Orchi, Stregoni e quant’altro.

Non è semplice riassumere la trama de libro, e neppure può essere considerato utile farlo. Il Signore degli Anelli (che per inciso è un romanzo diviso in 3 libri, totale poco più di 1300 pagine) trascende dalla trama. Ne sfrutta i semplici e, perché no, scontati contenuti per raccontarci qualcosa di più, qualcosa che non può essere facilmente schedato. Ci racconta un viaggio, un’epopea che fa camminare noi stessi in un mondo incredibile, costellato da boschi magici ed esseri fantastici, dove dame dalla bellezza angelica e guerrieri muniti di cotte e spade s’intrecciano nella strada che ci porterà fin sulle pendici del Monte Fato. In questo senso Tolkien ci regala una storia per ragazzi-adulti, che trova nel simbolismo dell’anello e nella lotta fra bene e male i perni di una lettura più profonda, ma che rimane un’avventura apprezzabile anche dall’animo del lettore occasionale che non cerca significati nascosti ma si lascia guidare dalla storia. Il quesito non è quindi se Frodo riuscirà a distruggere l’anello, ma semmai come Frodo distruggerà l’anello. E grazie a chi? E chi incontrerà nel farlo?
Insomma, una storia a tutto tondo, che non a caso Tolkien ha impiegato circa 15 anni a scrivere, con una precisione incredibilmente reale – incredibilmente “storica” – che rende l’intero libro così vero. Giusto per portarne l’esempio, i vari canti poetici che i personaggi intonano durante le loro chiacchierate (si tratta a volte di canti che superano la pagina di lunghezza) sono in realtà poesie che non vogliono distrarre o annoiare il lettore, bensì rendere sempre più consistente quell’alea di realismo che impernia tutto il libro. Viene da chiedersi: Ma è successo davvero? E’ reale?
E ad aumentare questo senso di realismo sono anche le appendici (inserite alla fine della terza parte, Il Ritorno del Re), in cui Tolkien racconta la storia delle varie Ere passate e future della Terra di Mezzo, con una minuziosità tale da rimanere allibiti. La costruzione dell’universo Tolkiano è perfetta, è un meccanismo i cui ingranaggi si sfiorano continuamente e intrecciano le basi della storia in maniera indissolubile. Ci sembra di leggere un libro di storia, ma con quel tocco di magia che solo il romanzo sa darci.
Magia che ci viene regalata dalle ambientazioni fantasy imperdibili o dalla comparsa di personaggi a tratti indimenticabili (tolti i protagonisti, che chiunque abbia visto il film conosce, basti citare il funambolico Tom Bombadil, Messere della Vecchia Foresta).
C’è chi, a ragione, sottolinea l’eccessiva lunghezza dello scritto di Tolkien. Niente di più vero, soprattutto considerato il lento dilungarsi della narrazione che a tratti può diventare un tantino noiosa (bè, forse noiosa è un po’ troppo…), ma chi scrive ha decisamente un’altra opinione. In una società come quella di oggi, così frenetica e incapace di fermarsi a pensare, la rilettura del “Signore degli Anelli” ci insegna ad andare piano, un passo alla volta, insegnandoci a godere di ogni attimo e ogni selva in questo lungo e fantastico viaggio che dovrà portare anche noi sul nostro Monte Fato.

P.S. Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza dell’universo creato da Tolkien (il cui nome è Arda), lo scrittore inglese vi ha dedicato una serie di altri libri – in cui si possono incontrare alcuni dei personaggi del Signore degli Anelli – tra i quali vanno sicuramente citati “Il Silmarillion” e “Lo Hobbit

Recensione a cura di Massimo Piana

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Intervistato lollo92 al Lettere Matte Show!

Salve ragazzi, volevo informarvi che domani, giovedì 3 giugno 2010, sarà possibile ascoltare la terza puntata del Lettere Matte Show nella quale Kito e Tanjo mi intervistano.
Non ci saranno soltanto domande inerenti al blog e seriose ma ci sarà anche spazio per tanto divertimento e battute esilaranti. Inoltre verranno rivelate anche nuove notizie davvero interessanti!
Mi raccomando, domani tutti sintonizzati sul Lettere Matte Show!
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lunedì 31 maggio 2010

"1984" - George Orwell

Un capolavoro. Senza timore di smentita.
Siamo nel 1984, in un futuro postbellico non molto dissimile dal nostro (Orwell nell’identificare quella data non ha fatto altro che invertire le cifre dell’anno di stesura del libro, il 1948). Il mondo è suddiviso in tre grandi stati (Oceania, Eurasia ed Estasia) che sono continuamente in guerra tra loro. Una volta è l’Oceania che combatte con l’Estasia, un’altra è l’Eurasia che dichiara guerra all’Oceania e avanti così. In questo gioco della guerra senza fine, seguiamo le vicende del londinese Winston Smith, funzionario del Partito, e la sua lotta contro i principi del Socing e del Partito stesso. Il Partito è la mano invisibile che governa lo stato dell’Oceania secondo i principi del Socing (i cui temi si riassumono nei seguenti: l'ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù) e a capo del quale si staglia una delle figure più angoscianti dell’intero romanzo, Il Grande Fratello. Esso è il capo per eccellenza, al quale nulla sfugge e nulla può essere nascosto, che controlla la vita di ogni singolo aderente al Partito attraverso l’uso di televisori nascosti nelle abitazioni di ogni persona. La sua mano armata è costituita dalla Psicopolizia, deputata a controllare ogni individuo e ad arrestare chiunque commetta lo Psicoreato (ecco, lo Psicoreato. Una delle invenzioni più geniali del libro: il reato di comportarsi, pensare o anche solo provare a pensare contro il Partito).

Winston Smith lavora per il Ministero della Verità, istituzione interna al Partito che ha il compito di modificare le notizie del passato a favore delle volontà del Grande Fratello (per fare un esempio, se oggi l’Oceania dichiara guerra all’Eurasia e si allea con l’Estasia, il Ministero dovrà cancellare ogni notizia antecedente per far credere che da sempre sia stato così). Ma Winston non ci sta, e cova dentro di sé il desiderio di rovesciare questo sistema totalitario e di riportare la libertà ovunque. Se c’è una speranza per farlo essa si trova nei prolet, è il suo pensiero, e allora insieme a Julia, un'altra ribelle, inizia a trasgredire alle dottrine del Socing: fa l’amore con lei per piacere (cosa profondamente vietata dal Partito), si incontra in segreto nei quartieri dei prolet e, soprattutto, pensa contro il Partito.
La sua integrità nei confronti del Socing è profondamente compromessa, e lo sarà ancora di più quando Winston incontrerà O’Brian, un altro ribelle del Partito che però cova in sé un segreto inaspettato.

Niente spoiler, mi spiace. Il romanzo per eccellenza della cultura distopica inglese va letto tutto d’un fiato senza ogni sorta di anticipazione. Orwell ci guida in un mondo angosciante all’inverosimile, in cui ogni intento umano viene cancellato e guidato dalla mano del Partito, in cui l’istinto dell’essere libero si china davanti al volere supremo del dittatore per eccellenza, il Grande Fratello. Il protagonista Winston Smith è come noi: vive in un mondo che semplicemente non accetta e si adopera in ogni modo per corrervi contro. Trasgredire è la sua regola, e Winston lo fa solamente per liberare il suo istinto: inizia a tenere un diario personale (indice di deliberata volontà individualistica e quindi di Psicoreato); incontra una ragazza e decide di fare l’amore con lei (cosa vietata dal Partito, in quanto esso accetta il sesso solo al mero fine della procreazione); si interessa di come rovesciare il Partito. Ma Winston è un membro del partito, porta la divisa e serve ai suoi ordini, e la sua volontà di passare dall’altra parte della barricata (dalla parte dei prolet) risulta effimera e senza via di scampo.
1984 è un capolavoro. Chi ha intenzione di leggerlo spesso si troverà a fermarsi, infilare l’indice nella pagina e serrare il libro solo per chiedersi: E se fosse davvero così? E se la storia come la conosciamo noi fosse realmente così?
Libro triste, a tratti angosciante, che però diventa anche un monito per tutte le generazioni: Orwell ci avverte dei nostri limiti, ricordandoci che la libertà non è un principio scontato, e che la lotta per il suo mantenimento dipende da noi stessi.
L’unica soluzione alternativa a quel punto è trasgredire, con i prevedibili effetti che essa può avere.

Prezzo 10 euro
Editore Mondadori
Pagine 336

Recensione a cura di Massimo Piana

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giovedì 27 maggio 2010

"365 racconti erotici per un anno" è in prevendita!

Da oggi è in prevendita on-line, sul Delos Store, l'antologia di racconti erotici "365 racconti erotici per un anno" (all'interno un mio racconto, Lorenzo Coltellacci). Comprandolo on-line avrete il 10% di sconto. Nelle librerie sarà disponibile a partire dal prossimo 10 giugno!
Diffondete la notizia! Compra il libro!



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mercoledì 19 maggio 2010

"Il giovane Holden" - J.D. Salinger

Sembra di avere in mano il seguito del capolavoro di Exùpery. Sì, perchè in un certo senso, il giovane Holden sembra non altro che una versione più cresciuta e sbarbatella del Piccolo Principe. Non sarà puro come lui, non userà metafore sublimi e dolci, ma arriva lo stesso dritto al punto e, seppure la maggior parte della gente pensa che i ragazzi non siano profondi, arriva a fondo nelle cose. Ha una saggezza tutta particolare, molto adolescennziale, quindi piuttosto istintiva e cruda, ma efficace.
E in questo modo J.D.Salinger, uno dei primi scrittori che ha fatto parlare di sé per la sua vita appartata e le sporadiche apparizioni in pubblico,ci presenta il personaggio del romanzo che gli ha garantito una fama mondiale.
Mentre negli anni cinquanta regnava uno stile di scrittura aulico,ricercato, triste e pessimistico, Salinger da una scossa al mondo intero raccontando la storia di questo giovane ragazzo americano con un linguaggio del tutto nuovo, gergale, schietto, quasi "scorretto".
Holden viene espulso dalla scuola e decide di andarsene prima che inizino le vacanze di Natale. Vuole spassarsela un po'. E tra prostitute, locali, alcol, risse, amici e nemici, si accorge che forse il mondo non è poi così tanto bello. Vorrebbe scappare come di solito fanno tutti i ragazzi davanti a un problema. E' la cosa più facile. Perchè in fondo Holden non ha voglia di prendere troppo sul serio la vita e non ha tutti i torti. Gli adulti sono troppo attaccati ai soldi, alla reputazione, hanno dei vizi inspiegabili e si sono dimenticati che anche loro una volta sono stati bambini. Ma c'è anche da dire che non tutto si può fuggire e alcuni doveri vanno rispettati, come la scuola e il rispetto della famiglia.
Holden, grazie a questo piccolo viaggio, riuscirà a crescere e capirà, almeno nel suo piccolo, con la sua particolare ma spiccata saggezza, cosa è che conta veramente nella vita.
Salinger lo dipingerà come uno di noi. Non farà mancare le ripetizioni e i modi di dire dei ragazzi, facendo diventare il libro di una modernità spaventosa, e creerà uno stile particolare che sarà spesso riutilizzato da scrittori contemporanei. C'è da dire che potrà dare fastidio, non tutti potranno apprezzarlo e potrebbe stufare, ma se si va oltre e si pensa al periodo in cui è stato scritto, se si pensa alla storia e se ci si immedesima nel personaggio, ci accorgeremo quel Holden è noi, e noi siamo lui, ed è il Piccolo Principe, la sua sorellina è la rosa e tutti i personaggi scontrosi che incontra nel viaggio non sono altro che gli abitanti antipatici dei pianeti nell'universo del biondino.



Prezzo 12,00euro
Editore Einaudi
Data di uscita 2008
Pagine 5248

Recensione a cura di lollo92

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giovedì 13 maggio 2010

"Lasciami entrare" - John Ajvide Lindqvist

E' impossibile, per me, analizzare il romanzo senza riprendere il film e farne una comparazione. Il film è un pezzo d'arte: non dice, racconta, non fa vedere, ma suggerisce. Prende dal romanzo il meglio della storia, e lo sublima, rendendo ogni scena memorabile, toccante nella sua essenzialità. Il romanzo, al contrario, abbonda nelle sue trame e sottotrame, nei suoi dettagli inutili o dalla dubbia utilità, nei discorsi estesi.
Ma è un male? Non del tutto, se è funzionale al proposito dello scrittore di voler rendere credibile il mondo e i gesti dei personaggi. Così le sequenze di violenza, di pedofilia, di alcolismo trovano il giusto contorno che le amplifica nel loro significato di vuotezza e dolore, di cattiveria e sofferenza.
Quello che critico allo scrittore, casomai, è di aver preso troppo a modello certi scrittori attuali, dalle qualità ballerine. King senza dubbio ha la sua colpa nella non perfetta riuscita di questo Lasciami entrare. Lindqvist ha delle intuizioni proprie molto interessanti, in particolare ogni dettaglio che rende credibile la figura della piccola Eli. Eli non si lava, non ne ha bisogno, vivendo ai margini della società, entrandovi solo quel po’ che le permette di sopravvivere. Creatura notturna, animale fatto di istinti, non ha bisogno di curarsi. Ruba i vestiti che trova nella spazzatura, li indossa sporchi. Questa è credibilità; un vampiro, se esistesse e soprattutto se così piccolo, vivrebbe proprio in questo modo. La scarsa igiene poi trova un motivo anche nella giovinezza di Eli, perché lo sappiamo che i ragazzini non vogliono mai lavarsi... E così Lindqvist prende due piccioni con una fava.
Però ecco che pagine dopo scade nella stupidaggine più assurda, stimolato dalle letture prese a modello. Lo spettacolo fine a sé, ridicolo, inopportuno e antiestetico, prende il sopravvento. Eli tira fuori ali di pipistrello, allunga i canini a comando ("con la forza del pensiero"), allunga le unghia per arrampicarsi sugli alberi, quando all'atto pratico le basterebbe salirci con mani e piedi calzati, vista la forza sovrumana che ha. Fenomeni paranormali inutili quanto insulsi, quelli che tira fuori dal cilindro lo scrittore per meravigliare chi legge, lasciando però quel sapore amaro di chi ha visto solo scempiaggini che contraddicono la credibilità. Eli non ha davvero bisogno di volare, lei è leggerissima (persino Oskar lo nota, e Oskar è un bambino debole e impacciato) ed è forte, può saltare, può arrampicarsi. Perché quelle ali? Che utilità hanno, oltre a quella di disturbarmi? Nel film queste trovatelle vengono sapientemente tolte, ed Eli acquista al completo quella credibilità di cui sopra, un vero vampiro, nella nostra realtà. (Certo, facendo salva la trasformazione nella cantina, ma quella potrebbe essersela immaginata solo Oskar, e noi con lui.) Inoltre, nel film Eli dorme in una vasca da bagno, dentro la quale si rannicchia sotto coperte per nascondersi alla luce, mentre nel libro... una vasca da bagno piena di sangue fino all'orlo, con Eli dentro.
Libro dalla qualità altalenante. La scrittura pure palesa una certa ingenuità espressiva, qua e là. Non so quanto dipende dal traduttore, ma è evidente che intere frasi sono state scritte e lasciate a sé, senza una rifinitura, senza revisione. Ho trovato un'abbondanza fastidiosa di aggettivi possessivi (del tipo "Le sue mani scivolarono sul suo corpo mentre la sua mente era concentrata sui..."), tanto per fare un esempio. Per tacere di altre ripetizioni a gogo che appesantiscono la lettura e basta.
Anche il controllo dei dettagli è a volte caduco. Esempi sono proprio la vasca da bagno, il cui sangue non si spiega da dove possa venire. Poco prima sappiamo che Eli ha fame, durante tutto il romanzo sappiamo che "mangia" poco, che non raccoglie sangue per portarselo a casa... e quindi da dove viene quel sangue nella vasca da bagno? Semplice: dal fatto che Lindqvist è uno scrittore esordiente che non sa ancora bene quello che deve dire, che non sa ancora pesare con la giusta bilancia del buon gusto le idee, e prende perciò tutte le luminarie del fantastico che gli capitano a tiro. Sia chiaro, sfruttare le idee della "tradizione" non è un male a priori, ma lo si deve fare nel giusto contesto. Se Eli non fosse stata così credibile, avrei chiuso un occhio su queste "trovatelle" da horroretto sensazionalistico.
Altra caduta l’ho trovata nella questione del permesso a entrare. Eli può entrare, sembra, in luoghi pubblici o di "transito" senza previo invito. Entra nell'atrio d'un ospedale, per esempio. Ma allora perché alla fine chiede il permesso per entrare in una piscina pubblica? E come fa ad entrare nel "rifugio" di Tommy la seconda volta, senza però invito (perché Tommy non c’è)?


Editore Marsilio
Data di uscita 2006
Pagine 461
Prezzo: 17,50 euro
Disponibile

Recensione a cura di Gran Dux Gargaros

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venerdì 7 maggio 2010

Il blog di Lorenzo Coltellacci!

Per chi fosse interessato a conoscermi meglio e scoprire tutte le mie pubblicazioni, su antologie o i miei libri, vi invito a dare un'occhiata al mio nuovo blog.


Grazie!


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lunedì 26 aprile 2010

"V." - Thomas Pynchon

Ci sono tante V. Sono l'indefinito. La coincidenza, il disegno che governa tutto.
Ma c'è una cosa che le accomuna, una piccola uguaglianza tra di loro: sono quel qualcosa che qualcuno, nel corso della sua vita, cerca disperatamente. Quel qualcosa che diventa lo scopo della nostra vita. Che diventa la vita.
E può essere una persona, un oggetto, una città, un dipinto o semplicemente una iniziale: è pur sempre ciò che ci fa vivere, che ci da la forza di andare avanti, che ci fa esistere, che muove la nostra storia.
Tutti i personaggi di questo strepitoso e vertiginoso romanzo la vanno cercando.
Profane, il giovane grasso, lo schlemihl, lo sfortunato che, guarda caso, riesce sempre a cavarsela. Lui e le donne, esseri inanimati.
La banda dei Morbosi e tutte le loro conoscenze. Da Rachel a Roony, da Paola a Pappy Hod. Tutti personaggi che in un modo o nell'altro, anzi, in un modo che solo Pynchon sa fare, si ricollegano tra di loro.
Partendo dalla ricerca di Stencil. Quella V. misteriosa nominata dal padre. La prima V. Quella che racchiude tutto. E tutto è racchiuso in lei.
Arrivando poi fino a Godoplhin, a Porpentine, a Firenze, al Cairo.

"Dietro V., dentro di lei, c'è molto di più di quanto nessuno abbia mai sospettato."

E non è un libro questo. E' un piccolo universo. Se fosse un libro la trama sarebbe limitata ad alcuni personaggi e ci sarebbe una morale, una fine, uno scopo. Ma tutto ciò non c'è. E' solo caos, casualità, la promiscuità. Cose che esistono solo nel mondo vero, nella vita reale. Pynchon avrebbe potuto continuare a scrivere e intrecciare storie per altre infinite pagine. Avrebbe potuto raccontare del primo uomo che andò alla caccia di V.
La realtà non passa attraverso le parole dell'autore, viene direttamente ricreata da esse. E Pynchon coglie l'occasione per denunciare profondamente il degrado che affligge il mondo, il nostro, anticipando di molti anni quello che sarebbe successo.

E' facile perdersi tra tutte le comparse, le storie, i flashback. Ci sono non pochi punti più pesanti, ambigui, ma se si riesce ad andare avanti, e ci si deve riuscire, si proverà alla fine una sensazione
piacevole. Vi sentirete compiuti, appagati.
E se leggerlo è così difficile, pensate come possa esserlo scriverlo. Proprio per questo Pynchon viene considerato uno dei più grandi scrittori viventi, il creatore del postmodernismo, un classico in America.
La sua scrittura è un vortice violento che trascina il lettore per ore, per giorni, che lo fa soffrire insieme ai personaggi, che lo fa appassionare, ridere. Non mancano momenti di comicità, di serietà, di amore. D'altronde, come vi dicevo prima, questo è un piccolo universo. Uno stile particolare, maggiormente semplice, diretto, moderno e reale, ma a volte anche criptico, calcolato, che contribuisce a rendere la storia ancora più complicata di quanto già non lo sia. Che rende la ricerca di V. più misteriosa.
Finiremo pure noi per cercarla, nel libro e nella nostra vita che, tutto sommanto, non è altro che una lunga serie di coincidenze. Perchè V. esiste. E' il tutto. E tutto è V.
Mistificazione.

Prezzo 12,50 euro
Editore Rizzoli (Bur)
Data di uscita 2005
Pagine 586

Recensione a cura di lollo92

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domenica 25 aprile 2010

"Diluvio di fuoco" - René Barjavel

Questo romanzo comincia malino: la prima parte, in pratica una trentina di pagine, servono all'autore per spiegare il mondo in cui si ambienta la storia. Queste spiegazioni però s'intromettono nel racconto e assumono troppo l'aria di paragrafi divulgativi: in altre parole, c'è un profondo distacco formale tra storia e disquisizioni. L'autore era al suo primo romanzo, non ha saputo bene amalgamare nella natura narrativa le varie informazioni "di contorno".
Ho proceduto a fatica, chiedendomi per quali motivi un romanzo tanto mediocre, sul piano artistico, venisse proposto come classico della SF. Poi la situazione è cambiata da così a così.
La città tentacolare, stratificata, dedalica, diventa una trappola mortale quando scompare dal mondo l'elettricità che aveva pasciuto l'Uomo in una tranquillità infinita. E' la fine di tutto, delle certezze umane, del benessere tecnologico, e l'autore prende a narrare con un'efficacia incredibile il pellegrinaggio, o meglio la fuga dalla città invivibile, dei protagonisti, diretti in un luogo di campagna in cui sperano di trovare salvezza. Il libro diventa così una bella avventura, drammatica, cruda e credibile.
L'ultima parte assume un tono da "bibbia", il protagonista diventa un "Patriarca", ci viene detto che i libri vengono bruciati (tranne quelli non pericolosi "eccetto che per i loro autori"), che la scrittura è appannaggio dei capi dei villaggi; e questa inflessione serve per rivelare la morale, che è riassumibile in quste parole: l'uomo cerca di sfuggire alla fatica, perciò ha aguzzato l'ingegno in idee che gli sgravassero da questa brutta bestia. Ma quando la tecnologia rammollisce la volontà e la forza dell'uomo, basta privargli di questa per farlo cadere nella distruzione più assoluta.
Non che io sia d'accordissimo con questa morale. Ci sarebbe da specularci sopra per capire che l'uomo non è salvabile dalla sua inventiva. La ragione è dell'uomo. La tecnologia, la scoperta è frutto della ragione. E non è sempre vero che ce ne serviamo solo per poterci lavare le mani...


Urania Collezione, Mondadori
Prezzo: 4,90 euro
Disponibile

Recensione a cura di Gran Dux Gargaros

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giovedì 22 aprile 2010

"Diario di un incubo" - H.P. Lovecraft

Chi ama il Maestro di Providence DEVE prendere questo libretto, che offre nientemeno che il notissimo (tra gli appassionati, ovvio) Commonplace Book, ossia il taccuino su cui Lovecraft annotava idee e altri spunti da tener presente per la narrativa.

Qui c'è di tutto: dalle suggestioni da cui è nato "Il richiamo di Cthulhu" a quelle stimolatrici di opere memorabili come "Le montagne della follia", "La maschera di Innsmouth" e "Il colore venuto dallo spazio".
Il libro, curato con certosina pignoleria da David E. Schultz, offre un commento alle varie annotazioni del taccuino, corredandole di brani di lettere di Lovecraft e annotazioni ulteriori del curatore, di modo che per ogni annotazione ne abbiamo una perfetta conoscenza della genesi e dell'evoluzione.

Oscar Mondadori
Prezzo: 13.000 lire
Non più disponibile

Recensione a cura di Gran Dux Gargaros

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mercoledì 21 aprile 2010

"Le meraviglie del possibile" - Autori Vari

Quando la fantascienza qui in Italia era una creaturina che i sapienti guardavano ora con disgusto ora con un distaccato disinteresse, uscì questa raccolta che in qualche modo voleva essere un'attestazione d'esistenza e di dignità di un genere.
Se riuscì a sortire qualche scandalo, non so. Ma so che i racconti proposti qui sono delle gran cose, pezzi d'arte immaginifica e dalle scritture a volte eccelse.
Ho ritrovato molti racconti che avevo assaggiato su antologie scolastiche, Nove volte sette di Asimov, Sentinella di Brown, L'esame di Matheson e tanti altri, classici che fanno parte della storia della Fantascienza.
Ma accanto a questi, ho potuto leggere altre perle che, pur conoscendole per titoli, non avevo ancora assimilato. Voglio citarne solo un paio: il bellissimo, toccante e triste Fiori per Algernon di Daniel Keyes, uno di quei racconti che per la profondità dei contenuti e per il sapiente stile adatto, riescono a entrarti dentro e "ammalarti"... Se ne esce scossi, fidatevi. E poi voglio citare La casa nuova, un ottimo Heinlein che gioca (come al solito a suo agio) con le dimensioni, regalando visioni vertiginose e ricche di fascino...
Una raccolta che non può mancare non solo nella libreria dell'appassionato, ma anche nell'autentico apprezzatore delle cose buone. E del "sapiente" che per troppo tempo ha considerato la fantascienza una creaturina degna solo di un'occhiata superficiale.

Editore Einaudi
Prezzo: 13,50 euro
Pagine 560
Data di uscita 2006

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martedì 20 aprile 2010

"Le notti di Salem" - Stephen King

- Un prete dice una preghiera ed esorcizza una casa su cui per anni s'è accumulata un'energia negativa incredibile: la porta si apre con uno scoppio di scintille da ILM cinematografica...
- Un vampiro secolare, forse addirittura millenario, parla come l'ultimo dei bulli da strada ("Io faccio questo, io sono quello, io ti metto così" ecc.), dandomi l'impressione che sia una parodia del Dracula stokeriano.
E questo sarebbe il romanzo che avrebbe consacrato la fama di King? Ma fatemi il piacere. Raramente ho trovato pagine così ridicole, figure così forzatamente artificiose nella caratterizzazione (soprattutto il vampirla di sopra) e idee così sceme da farmi ridere anziché meravigliarmi. Il successo di King si fonda su un'incomprensione mondiale.
Sia chiaro: King sa scrivere dannatamente bene, lo dimostrava già con questo Salem's lot. Il modo in cui avanza la vicenda, il modo in cui la trama si costruisce, quel senso di mistero e angoscia che trasuda da una cittadina via via sempre più spopolata (di giorno); il terrore panico descritto nei ricordi del protagonista, quando si rivede in quella casa maledetta, paralizzato dall'orrore di fronte a un cadavere, un impiccato... Sono pagine perfette, stese in un stile asciutto, ma costruite sotto un lume di ragione abbagliante.
E' nella scelta di alcune idee orrorifiche, di alcune trovate troppo terra terra che King fallisce. La magia è complessa, non basta una preghiera per esorcizzare un quattr'e quattr’otto una casa stregata, tra l'altro fatta da un prete un attimo prima descritto in una fede personale non del tutto sincera.
Un essere secolare, poi, NON parla a quel modo! Non può farlo, non può vanagloriarsi come un Bela Lugosi! Non ne ha motivo, non è ha lo spirito. Fidati che è così. Quindi, caro King, le cose sono due: o accorci l'età di questo cristo, oppure cerchi di vedere quella condizione da dentro, facendo uno sforzo d'immaginazione immenso.
Perciò, dico che questo è un romanzo mediocre, scritto da un mestierante che sa far bene il suo lavoro; un lavoro, ovviamente, che sia recepibile da un lettore mediocre, la grande quantità, dunque, che ne hanno decretato il successo.


Bompiani Tascabili
Prezzo: 9,00 euro
Pagine 650
Disponibile


Recensione a cura di Gran Dux Gargaros

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sabato 17 aprile 2010

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venerdì 16 aprile 2010

"Le regole della paura" di Vincenzo Padovano

Chi ha visto film come Fuori Orario, leggendo questo romanzo avrà non pochi deja-vu. Infatti anche qui si tratta di narrare le scorrerie "tutto in una notte" di personaggi che il destino sembra aver messo in trame inestricabili e assurde.
L'autore cura la struttura davvero in modo maniacale, anche se non assistiamo a nulla d'innovativo e quindi originale: i protagonisti (due ragazzi bene di giorno e male di notte, al punto che durante una festicciola
L'autore cura la struttura davvero in modo maniacale, anche se non assistiamo a nulla d'innovativo e quindi originale: i protagonisti (due ragazzi bene di giorno e male di notte, al punto che durante una festicciola ammazzano una ragazza dopo averla stuprata) compiono azioni già compiute altrove, c'è tanto stereotipo, ma la lettura corre via piacevolmente e siamo catturati dall'evolversi della storia per scoprire come si metteranno le cose alla fine.

Probabilmente il difetto più imperdonabile del romanzo è una scrittura davvero approssimativa, pratica, piatta: i protagonisti parlano come libri stampati, tanto per fare un esempio. Stile inesistente.

Editore: Bastogi
Prezzo 9,00 euro

Recensione a cura di Gran Dux Gargaros



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lunedì 12 aprile 2010



Lascio a voi l'immaginazione...
Sta arrivando...
Preparatevi!E questo è il resto.
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