Un capolavoro. Senza timore di smentita.
Siamo nel 1984, in un futuro postbellico non molto dissimile dal nostro (Orwell nell’identificare quella data non ha fatto altro che invertire le cifre dell’anno di stesura del libro, il 1948). Il mondo è suddiviso in tre grandi stati (Oceania, Eurasia ed Estasia) che sono continuamente in guerra tra loro. Una volta è l’Oceania che combatte con l’Estasia, un’altra è l’Eurasia che dichiara guerra all’Oceania e avanti così. In questo gioco della guerra senza fine, seguiamo le vicende del londinese Winston Smith, funzionario del Partito, e la sua lotta contro i principi del Socing e del Partito stesso. Il Partito è la mano invisibile che governa lo stato dell’Oceania secondo i principi del Socing (i cui temi si riassumono nei seguenti: l'ignoranza è forza, la guerra è pace, la libertà è schiavitù) e a capo del quale si staglia una delle figure più angoscianti dell’intero romanzo, Il Grande Fratello. Esso è il capo per eccellenza, al quale nulla sfugge e nulla può essere nascosto, che controlla la vita di ogni singolo aderente al Partito attraverso l’uso di televisori nascosti nelle abitazioni di ogni persona. La sua mano armata è costituita dalla Psicopolizia, deputata a controllare ogni individuo e ad arrestare chiunque commetta lo Psicoreato (ecco, lo Psicoreato. Una delle invenzioni più geniali del libro: il reato di comportarsi, pensare o anche solo provare a pensare contro il Partito).
Winston Smith lavora per il Ministero della Verità, istituzione interna al Partito che ha il compito di modificare le notizie del passato a favore delle volontà del Grande Fratello (per fare un esempio, se oggi l’Oceania dichiara guerra all’Eurasia e si allea con l’Estasia, il Ministero dovrà cancellare ogni notizia antecedente per far credere che da sempre sia stato così). Ma Winston non ci sta, e cova dentro di sé il desiderio di rovesciare questo sistema totalitario e di riportare la libertà ovunque. Se c’è una speranza per farlo essa si trova nei prolet, è il suo pensiero, e allora insieme a Julia, un'altra ribelle, inizia a trasgredire alle dottrine del Socing: fa l’amore con lei per piacere (cosa profondamente vietata dal Partito), si incontra in segreto nei quartieri dei prolet e, soprattutto, pensa contro il Partito.
La sua integrità nei confronti del Socing è profondamente compromessa, e lo sarà ancora di più quando Winston incontrerà O’Brian, un altro ribelle del Partito che però cova in sé un segreto inaspettato.
Niente spoiler, mi spiace. Il romanzo per eccellenza della cultura distopica inglese va letto tutto d’un fiato senza ogni sorta di anticipazione. Orwell ci guida in un mondo angosciante all’inverosimile, in cui ogni intento umano viene cancellato e guidato dalla mano del Partito, in cui l’istinto dell’essere libero si china davanti al volere supremo del dittatore per eccellenza, il Grande Fratello. Il protagonista Winston Smith è come noi: vive in un mondo che semplicemente non accetta e si adopera in ogni modo per corrervi contro. Trasgredire è la sua regola, e Winston lo fa solamente per liberare il suo istinto: inizia a tenere un diario personale (indice di deliberata volontà individualistica e quindi di Psicoreato); incontra una ragazza e decide di fare l’amore con lei (cosa vietata dal Partito, in quanto esso accetta il sesso solo al mero fine della procreazione); si interessa di come rovesciare il Partito. Ma Winston è un membro del partito, porta la divisa e serve ai suoi ordini, e la sua volontà di passare dall’altra parte della barricata (dalla parte dei prolet) risulta effimera e senza via di scampo.
1984 è un capolavoro. Chi ha intenzione di leggerlo spesso si troverà a fermarsi, infilare l’indice nella pagina e serrare il libro solo per chiedersi: E se fosse davvero così? E se la storia come la conosciamo noi fosse realmente così?
Libro triste, a tratti angosciante, che però diventa anche un monito per tutte le generazioni: Orwell ci avverte dei nostri limiti, ricordandoci che la libertà non è un principio scontato, e che la lotta per il suo mantenimento dipende da noi stessi.
L’unica soluzione alternativa a quel punto è trasgredire, con i prevedibili effetti che essa può avere.
Prezzo 10 euro
Editore Mondadori
Pagine 336
Recensione a cura di Massimo Piana
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lunedì 31 maggio 2010
"1984" - George Orwell
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domenica 25 aprile 2010
"Diluvio di fuoco" - René Barjavel
Questo romanzo comincia malino: la prima parte, in pratica una trentina di pagine, servono all'autore per spiegare il mondo in cui si ambienta la storia. Queste spiegazioni però s'intromettono nel racconto e assumono troppo l'aria di paragrafi divulgativi: in altre parole, c'è un profondo distacco formale tra storia e disquisizioni. L'autore era al suo primo romanzo, non ha saputo bene amalgamare nella natura narrativa le varie informazioni "di contorno". Ho proceduto a fatica, chiedendomi per quali motivi un romanzo tanto mediocre, sul piano artistico, venisse proposto come classico della SF. Poi la situazione è cambiata da così a così.
La città tentacolare, stratificata, dedalica, diventa una trappola mortale quando scompare dal mondo l'elettricità che aveva pasciuto l'Uomo in una tranquillità infinita. E' la fine di tutto, delle certezze umane, del benessere tecnologico, e l'autore prende a narrare con un'efficacia incredibile il pellegrinaggio, o meglio la fuga dalla città invivibile, dei protagonisti, diretti in un luogo di campagna in cui sperano di trovare salvezza. Il libro diventa così una bella avventura, drammatica, cruda e credibile.
L'ultima parte assume un tono da "bibbia", il protagonista diventa un "Patriarca", ci viene detto che i libri vengono bruciati (tranne quelli non pericolosi "eccetto che per i loro autori"), che la scrittura è appannaggio dei capi dei villaggi; e questa inflessione serve per rivelare la morale, che è riassumibile in quste parole: l'uomo cerca di sfuggire alla fatica, perciò ha aguzzato l'ingegno in idee che gli sgravassero da questa brutta bestia. Ma quando la tecnologia rammollisce la volontà e la forza dell'uomo, basta privargli di questa per farlo cadere nella distruzione più assoluta.
Non che io sia d'accordissimo con questa morale. Ci sarebbe da specularci sopra per capire che l'uomo non è salvabile dalla sua inventiva. La ragione è dell'uomo. La tecnologia, la scoperta è frutto della ragione. E non è sempre vero che ce ne serviamo solo per poterci lavare le mani...
Urania Collezione, Mondadori
Prezzo: 4,90 euro
Disponibile
Recensione a cura di Gran Dux Gargaros
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