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mercoledì 2 giugno 2010

"Il signore degli anelli" - John R.R. Tolkien

Un anello.
Basta un anello nella mitica fiaba di Tolkien, che viaggia tra il fantasy e lo storico, per sconvolgere il mondo e portare la paura e il male in ogni dove.
Terra di Mezzo. Terza Era. Frodo è un piccolo uomo (un hobbit, nel gergo Tolkiano) che passa i suoi giorni spensierati nella Contea, dove birra e cibo abbondano indisturbati. Suo malgrado e senza saperne nulla, viene in possesso di un anello misterioso che attira a sé le forze del male. E’ grazie a Gandalf, un amico stregone incline al vagabondaggio, che Frodo viene a conoscere gli spaventosi poteri dell’anello, e solo allora deciderà di partire verso il monte in cui è stato forgiato per distruggerlo definitivamente. “E’ l’anello del male, l’anello di Sauron” lo avverte il vecchio mago con voce tremante, e così ha inizio l’avventurosa epopea che porta il piccolo eroe – il mezz’uomo, tanto per usare il gergo del romanzo – a vagare per l’intero mondo Tolkiano (la Terra di Mezzo, appunto) fino a raggiungere il Monte Fato e procedere alla sua distruzione. Lungo il suo cammino, irto e assolutamente non facile, Frodo incontrerà molti compagni d’avventure, partendo dagli hobbit come lui (il fedele Sam Gamgee, gli amici Merry e Pipino fino all’ambiguo Gollum) fino ad incontrare esemplari di ogni razza esistente: Umani, Elfi, Nani, Orchi, Stregoni e quant’altro.

Non è semplice riassumere la trama de libro, e neppure può essere considerato utile farlo. Il Signore degli Anelli (che per inciso è un romanzo diviso in 3 libri, totale poco più di 1300 pagine) trascende dalla trama. Ne sfrutta i semplici e, perché no, scontati contenuti per raccontarci qualcosa di più, qualcosa che non può essere facilmente schedato. Ci racconta un viaggio, un’epopea che fa camminare noi stessi in un mondo incredibile, costellato da boschi magici ed esseri fantastici, dove dame dalla bellezza angelica e guerrieri muniti di cotte e spade s’intrecciano nella strada che ci porterà fin sulle pendici del Monte Fato. In questo senso Tolkien ci regala una storia per ragazzi-adulti, che trova nel simbolismo dell’anello e nella lotta fra bene e male i perni di una lettura più profonda, ma che rimane un’avventura apprezzabile anche dall’animo del lettore occasionale che non cerca significati nascosti ma si lascia guidare dalla storia. Il quesito non è quindi se Frodo riuscirà a distruggere l’anello, ma semmai come Frodo distruggerà l’anello. E grazie a chi? E chi incontrerà nel farlo?
Insomma, una storia a tutto tondo, che non a caso Tolkien ha impiegato circa 15 anni a scrivere, con una precisione incredibilmente reale – incredibilmente “storica” – che rende l’intero libro così vero. Giusto per portarne l’esempio, i vari canti poetici che i personaggi intonano durante le loro chiacchierate (si tratta a volte di canti che superano la pagina di lunghezza) sono in realtà poesie che non vogliono distrarre o annoiare il lettore, bensì rendere sempre più consistente quell’alea di realismo che impernia tutto il libro. Viene da chiedersi: Ma è successo davvero? E’ reale?
E ad aumentare questo senso di realismo sono anche le appendici (inserite alla fine della terza parte, Il Ritorno del Re), in cui Tolkien racconta la storia delle varie Ere passate e future della Terra di Mezzo, con una minuziosità tale da rimanere allibiti. La costruzione dell’universo Tolkiano è perfetta, è un meccanismo i cui ingranaggi si sfiorano continuamente e intrecciano le basi della storia in maniera indissolubile. Ci sembra di leggere un libro di storia, ma con quel tocco di magia che solo il romanzo sa darci.
Magia che ci viene regalata dalle ambientazioni fantasy imperdibili o dalla comparsa di personaggi a tratti indimenticabili (tolti i protagonisti, che chiunque abbia visto il film conosce, basti citare il funambolico Tom Bombadil, Messere della Vecchia Foresta).
C’è chi, a ragione, sottolinea l’eccessiva lunghezza dello scritto di Tolkien. Niente di più vero, soprattutto considerato il lento dilungarsi della narrazione che a tratti può diventare un tantino noiosa (bè, forse noiosa è un po’ troppo…), ma chi scrive ha decisamente un’altra opinione. In una società come quella di oggi, così frenetica e incapace di fermarsi a pensare, la rilettura del “Signore degli Anelli” ci insegna ad andare piano, un passo alla volta, insegnandoci a godere di ogni attimo e ogni selva in questo lungo e fantastico viaggio che dovrà portare anche noi sul nostro Monte Fato.

P.S. Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza dell’universo creato da Tolkien (il cui nome è Arda), lo scrittore inglese vi ha dedicato una serie di altri libri – in cui si possono incontrare alcuni dei personaggi del Signore degli Anelli – tra i quali vanno sicuramente citati “Il Silmarillion” e “Lo Hobbit

Recensione a cura di Massimo Piana

6 commenti:

  1. Gino Frullapalle13 luglio 2010 22:21

    Non hai capito una beata minchia del libro, ma proprio un cazzo, una nerchia, un pene, chiamalo come ti pare.

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  2. SI SCRIVE TOLKENIANO.

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  3. Sarebbe meglio se usassi un tono più adeguato ed educato, Gino, e saresti pregato di argomentare le tue risposte.
    Grazie

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  4. Non la finirei più, ma si potrebbe partire dal "gergo tolkiano" per passare alla "voce tremante". No davvero, questa recensione sembra scritta da un demente.

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  5. Il Signore degli Anelli è un opera unica.
    Per molti anni non ve ne saranno di simili. E' un libro complesso che introduce la profonda mentalità del suo ideatore.
    La sua stesura si è svilupatta in 10 anni con una preparazione sull'ambientazione risalente agli anni '20. Paolo Gulisano, il miglior studioso di Tolkien, ha ben presente l'elaborata analisi degli scritti tolkeniani.
    Chi si esprime dicendo "Non hai capito una beata minchia del libro, ma proprio un cazzo" ha poco da leggere: vada a guardarsi il Grande Fratello, Corona o partecipare all'ennesima manifestazione pacifista.
    Tenendo presente che nelle prime 100 universtà del mondo NESSUNA è italiana i risultati sono questi individui che mangiano respirano e manifestano...

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  6. l anello è il vero protganista di tutta l opera, manipola seduce, spventa , corrompe . Mette alla prova l animo umano , così debole e corruttibile , chi indossa l anello ne subisce il fardello non solo fisico , ma morale . l unico che non subisce l influsso malefico del anello , tom , non lo vuole portare , chi lo insegue dopo averlo perduto , smeagol , lo ritrova alla fine del liro e sarà colui che lo distruggerà anche se involontariamente .... chi lo porta per distruggerloalla fine lo vuole per se ... insoma ce n è per una bella riflesione ... considerazione finale , il potere del anello è più forte della mente .

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